da: TuttoscuolaFOCUS N. 114/210 del 12.09.05
3. Un miliardo in due mesi per telegrammi di supplenza: il Comune dice basta
Stanco di pagare le migliaia di telegrammi che le scuole
inviano ai supplenti per informarli delle proposte di supplenza, il Comune di
Roma ha detto basta, dopo aver visto l’ultima bolletta telefonica bimestrale
ammontante a 454.622,22 euro (IVA esclusa).
I telegrammi vengono dettati per
via telefonica e gravano ovviamente sulla bolletta, ma il Comune, visto che non
si tratta di comunicazioni telefoniche (i cui oneri sono a suo carico), con nota
prot. n. 9976 del 20 luglio scorso, ha chiesto alle scuole il rimborso delle
spese, trattandosi di oneri – quelli postali – che sono esclusivamente a carico
dei bilanci scolastici.
Il Comune chiede ora la restituzione di 808.248 euro
al CSA di Roma che ha invitato, a sua volta, i dirigenti scolastici a non
inviare più telegrammi per via telefonica, ma soltanto recandosi agli uffici
postali, pena il danno erariale e la responsabilità di pagare di tasca
propria.
La procedura dell’avviso di proposta di supplenza, in vigore da
oltre un decennio, e confermata l’anno scorso con decreto del 28 luglio, ha
avuto un notevole impulso negli ultimi anni per la liberalizzazione delle nomine
che non prevedono più l’accodamento del supplente in fondo alla graduatoria di
istituto in caso di rifiuto di supplenza.
L’assenza di qualsiasi deterrente
per evitare i rifiuti di supplenza e l’alto numero di persone da consultare
(spesso inutilmente) per il diritto di iscriversi alle graduatorie di decine di
istituti, sono moltiplicatori delle procedure, con effetti di ritardo nei
conferimenti di nomina, disservizi di vario genere e, come si è visto, gravame
finanziario pesantissimo.
E, almeno a Roma, da settembre quei costi -
diventati ora per spese postali - passeranno direttamente sui gracili bilanci
delle scuole.
da: TuttoscuolaFOCUS N. 116/212 del 25.09.05
1. Spesa eccessiva supplenti STOP - Urge cambio regole STOP
La notizia sulle spese miliardarie per telegrammi di supplenza
che il Comune di Roma non intende più pagare per le scuole, riportata da
Tuttoscuola (del 12 settembre 2005), è stata ripresa da diversi organi di
stampa, alcuni dei quali non hanno però capito le ragioni che sono all’origine
del fatto, arrivando a parlare (a sproposito) di scuole
"sciupone".
Riepiloghiamo i fatti, e approfondiamo nella nostra inchiesta una
questione paradigmatica delle condizioni paradossali nelle quali per molti
aspetti si trovano a operare le scuole italiane.
Stanco di pagare le migliaia
di telegrammi che le scuole inviano ai supplenti per informarli delle proposte
di supplenza, il Comune di Roma ha detto basta, dopo aver visto l’ultima
bolletta telefonica bimestrale ammontante a 454.622,22 euro (IVA esclusa).
I
telegrammi vengono dettati per via telefonica e gravano ovviamente sulla
bolletta, ma il Comune, visto che non si tratta di comunicazioni telefoniche (i
cui oneri sono a suo carico), con nota prot. n. 9976 del 20 luglio scorso, ha
chiesto alle scuole il rimborso delle spese, trattandosi di oneri – quelli
postali – che sono esclusivamente a carico dei bilanci scolastici.
Il Comune
ha chiesto la restituzione di 808.248 euro al CSA di Roma che ha invitato, a sua
volta, i dirigenti scolastici a non inviare più telegrammi per via telefonica,
ma soltanto recandosi agli uffici postali, pena il danno erariale e la
responsabilità di pagare di tasca propria.
2. Telegrammi in posta per supplenze. Difficoltà insormontabili
per le scuole
Messe in guardia dagli ex provveditorati, le scuole - armatesi
di pazienza - nei giorni scorsi hanno cominciato il loro pellegrinaggio al
vicino Ufficio postale, ma hanno avuto una brutta sorpresa: i telegrammi si
pagano in contanti o niente.
Le istituzioni scolastiche hanno sì un conto
postale, ma per i telegrammi non è utilizzabile: occorre l'euro in contanti
pronta cassa.
E allora? Sembrerebbe solo una delle solite incomprensibili
complicazioni burocratiche, con le quali è abituato a convivere chi gestisce un
istituto scolastico. Poco male. E invece no, l’obbligo di pagare in contanti
diventa una difficoltà insormontabile: le scuole infatti non possono maneggiare
contante, se non per minute spese che sono dell'ordine di qualche decina di euro
e, quindi, non sufficiente.
Un caso di quotidiana normalità, verificato da
Tuttoscuola: un istituto laziale (ma può valere per tutte le regioni) si
presenta alle Poste per pagare 14 telegrammi (utili per nominare due supplenze e
mezzo!). Costo 90 euro, che la dirigente scolastica anticipa personalmente in
attesa che la segreteria incassi il reintegro per minute spese.
Ma non sarà
possibile reintegrare quotidianamente, anche perché a quel ritmo, quella scuola
(una sola) in un mese può tranquillamente arrivare a sborsare 2 mila euro in
telegrammi. In un anno....
Se non cambiano le regole per questa procedura...
del vuoto (su 14 telegrammi vi sono state solamente tre risposte di accettazione
e 11 di rinuncia, pari quasi all'80% dei consultati) le segreterie delle scuole
e le attività delle classi rischiano la paralisi.
3. Ma le scuole non sono sciupone
Perché è improprio parlare, come ha fatto qualche giornale, di
scuole sciupone? Perché l’andamento abnorme dei costi per telegrammi è dovuto
soprattutto a tre elementi derivanti dalla normativa attualmente in vigore sulle
supplenze:
- l’invio di telegrammi a tutti gli interessati è un obbligo che
hanno le scuole nei confronti dei possibili destinatari di proposta di
supplenza;
- i supplenti hanno la possibilità di rifiutare la proposta di
supplenza senza subire penale di alcun tipo (come avveniva anni fa con
l’accodamento in fondo alla graduatoria se si rifiutava senza giustificato
motivo la proposta di supplenza);
- l’alto numero di supplenti iscritti nelle
graduatorie di istituto (i supplenti possono iscriversi fino a 30 graduatorie di
istituti diversi) moltiplica le richieste delle scuole.
Ricordiamo che la
procedura della comunicazione della proposta di supplenza mediante telegramma
esiste da molti anni, ma che, prima dell’introduzione delle nuove regole per le
supplenze scattate dal 2003 in applicazione del regolamento per le supplenze
varato nel giugno del 2000, non aveva prodotto effetti di questa portata.
Per
semplificare le procedure (e possibilmente ridurre anche in costi postali) è in
corso presso il Miur in questi giorni un serrato confronto con i sindacati di
categoria.
4. Costi vivi e occulti per cercare i supplenti. 110 milioni da
spendere meglio
La ricerca quotidiana di supplenti nelle scuole elementari e
materne ha due tipi di costi, il primo dei quali è quello dei telegrammi per
informare gli aventi diritto della proposta di supplenza.
Abbiamo cercato di
stimare i costi di questa procedura che, come abbiamo visto, è costata per i
telegrammi circa un miliardo delle vecchie lire per un solo bimestre nel comune
di Roma. Il che fa ritenere che l’intero anno scolastico quel costo possa
tranquillamente raggiungere i 4 miliardi (più di 2 milioni di euro annui). E le
Poste Italiane ringraziano.
Se si considera che gli istituti romani che hanno
determinato quella spesa sono, tra direzioni didattiche e istituti comprensivi,
181, cioè il 3% di tutte le istituzioni scolastiche analoghe (6.033 in tutta
Italia), si può stimare che nell’anno scolastico 2004-2005 siano stati spesi (a
carico dei Comuni o a carico delle scuole) circa 69 milioni di euro (cifra che
si può arrotondare per difetto o per eccesso, ma non è questo il punto).
Una
bella cifra. Ci si potrebbero comprare 46 mila computer, oppure assegnare ad
ogni classe di scuola elementare 500 euro da spendere per materiale didattico, o
destinare 11.500 euro ad ogni singolo fondo di istituto per i compensi accessori
al personale. Tanto per fare qualche esempio.
Fino a qui le spese vive. Ma un
secondo onere, tanto ponderoso quanto non evidente, è quello del costo
figurativo del personale amministrativo occupato nella ricerca di
supplenti.
In passato bastava mediamente un’ora/un’ora e mezzo per smaltire
la procedura quotidiana delle chiamate di supplenza. Oggi l’assistente
amministrativo impiega solo per questa incombenza l’intera mattinata,
quadruplicando il suo tempo di lavoro.
Poiché la quota oraria di stipendio
lordo comprensivo degli oneri a carico dello Stato è di circa 11,50 euro,
l’onere aggiuntivo figurativo è pari quindi a circa 40 euro al
giorno.
Calcolando in almeno 170 le giornate di un anno scolastico dedicate
alle chiamate per supplenza, un assistente amministrativo "costa" per l’aumento
del lavoro rispetto alla situazione precedente 6.800 euro. Tale costo figurativo
moltiplicato per le 6.033 istituzioni scolastiche coinvolte dà una bella cifra
(virtuale ma non troppo) superiore ai 41 milioni di euro (virtuali 80 miliardi
delle vecchie lire). Che si sommano ai 69 milioni stimati per i telegrammi,
raggiungendo la ragguardevole cifra, tra spese vive e oneri figurativi, di 110
milioni di euro l’anno...
5. Giù le mani dai supplenti
È in corso in questi giorni presso il Miur un confronto
sindacale per ridefinire alcune regole relative alle supplenze del personale
scolastico.
Si stanno valutando le questioni relative alle supplenze su
spezzoni di cattedra e su posti a part-time, ma non è mancato anche il
riferimento alle recenti vicende dei costi telegrafici per chiamata di supplenza
e alle procedure per il loro conferimento.
Dai comunicati dei sindacati
sembra di capire che il Miur abbia chiesto di rivedere alcuni aspetti di
procedura per ridurre i tempi e i costi, nonché per contenere il più possibile i
disagi che l’eccessivo tempo della procedura determina sull’attività didattica,
sui docenti in servizio e sui carichi amministrativi e organizzativi.
Sui
principi generali tutto ok, ma sulle proposte concrete la musica
cambia.
Mentre infatti il sindacato sembra d’accordo sull’ipotesi di
un’eventuale riduzione del numero di graduatorie di istituto a cui i supplenti
possono iscriversi, non vuole saperne di reintrodurre deterrenti di qualsiasi
tipo per scoraggiare la rinuncia alla supplenza.
In tal senso è molto chiara
la posizione sindacale espressa dalla CISL Scuola, che "a fronte dell’esigenza
manifestata dal MIUR di introdurre correttivi al riguardo (al fine di
semplificare e ridurre i costi delle convocazioni, con particolare riferimento
alla scuola dell’infanzia e primaria) ha sottolineato - pur condividendo la
necessità di rendere più celeri, trasparenti e certe le procedure di assunzione
- l’indisponibilità a modifiche penalizzanti per il personale precario".
Come
dire: accodamenti per rinuncia ingiustificata? No grazie.